E’ la dimostrazione che la crisi energetica è cambiata.
Secondo le analisi questa settimana il Brent è sceso di oltre il 5% e questa mattina quota intorno a 89 dollari (fonte Reuters).

Questa sembrerebbe essere una buona notizia, ma c’è un “ma”.
Guardando avanti, al 2027, i futures del diesel europeo restano circa 35% sopra la media 2024 – 25. Perché?
Il problema energetico non è più solamente relativo a quanti barili di petrolio esistano, come accadeva fino a pochi mesi fa. Oggi è diventato una questione di catena di fornitura, ovvero:
Dove sono -> Come attraversano Hormuz -> Quanto costa la petroliera -> Quale raffineria può lavorarli -> Quanto diesel produce -> Quanto costa portarli in Europa.
Reuters rileva noli delle navi con direttrice Medio Oriente – Cina sopra 600.000 dollari al giorno e mercati della raffinazione ancora molto tesi. Quindi è a questo punto normale rilevare contemporaneamente valori discordanti come Brent in diminuzione significativa e costo energetico reale dell’economia ancora in rialzo.
Per l’Italia è particolarmente importante questa situazione perché diesel e altri prodotti raffinati vengono utilizzati oppure compartecipano in maniera significativa nei prezzi di: autotrasporti, agricoltura, logistica, cantieri, industria, distribuzione.
La vera domanda che oggi possiamo porci dunque non è solo relativa alla variazione del prezzo del petrolio, ma alla crisi che si è spostata nelle raffinerie, nelle petroliere e nei carburanti.